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Come Sunday

La domenica è il giorno in cui si fermano tante cose e il tuo umore presenta il conto. La settimana è stata bella pesante, tra un esame andato male, nonostante avessi studiato come una pazza, le paranoie classiche di inizio autunno, e reazioni allergiche a caso, sono arrivata in fondo a questa domenica senza toccare quel famosissimo fondo che si tocca quando l'umore è decisamente a terra. Non so se sia un bene o un male, ma la fase che sto attraversando è una fase molto contenuta, mi spiego meglio: generalmente nei momenti di stress mi chiudo in me stessa, nei miei piantini, nei miei "tanto andrà tutto male" e cose rassicuranti del genere. Bene, adesso, nonostante la voglia immensa di abbandonarmi a queste pratiche per scaricare lo stress, non ci riesco. Non una lacrimuccia, non un secondo in più sotto le lenzuola con la playlist superdepre dell'iPod, niente di niente. La cosa non mi fa stare meglio, anzi, probabilmente è peggio, però quel punto di rottura non è arrivato. Non lo so, magari ho alzato l'asticella dello stress sopportabile. Chi lo sa, vi aggiornerò quando arriverà il punto di rottura (del mio cranio). Detto ciò, ho quasi mantenuto fede alla promessa di scrivere più spesso, infatti eccomi qui. Avrei voluto scrivere cose mentre studiavo, ma ecco, già è andata male non facendolo, figuriamoci se avessi perso le giornate a postare cose non troppo intelligenti. Tuttavia, le idee rimangono, per cui tutto ciò che avrei voluto scrivere l'ho appuntato sul santissimo Google Keep, quindi presto il feed di questo blog potrebbe ritornare un po' più movimentato, ma tanto, ogni volta che lo dico non succede.

3 cose da non dire mai a un introverso



Le canzoni dei Ministri mi ispirano post, mi dispiace, lamentatevi con loro. Salve, oggi la vostra sfigata preferita vi parlerà di quanto sia fantastico essere introversi. Ebbene sì, nonostante parolacce a profusione e logorrea, io faccio parte di questo fantastico gruppo di persone che hanno l'ansia da prestazione anche prima di chiamare il numero con la voce preregistrata della Vodafone, perché "e se poi devo parlare con un operatore?" .
Purtroppo il magico mondo di noi scemuniti comporta dei veri limiti nella vita di tutti i giorni, limiti che, per quanto mi riguarda, vanno via via diminuendo con l'età. Se penso me a 14-16 anni, in cui mi vergognavo di qualsiasi cosa, e penso ad adesso, beh, il miglioramento c'è, ma tante cose che per la maggior parte delle persone sono normali, per me sono cose che generano momenti di ansia e ore di preparazione mentale. Se devo fare la spesa all'ultimo minuto comincio con il pippone mentale da psicolabile "Oddio, ma perché devo mangiare? Proprio oggi che sono orribile! Sì, dai, forse è meglio se divento melariana e mi cibo solo di mele, che quelle sono in frigo" e cose del genere, per fortuna se me la penso qualche oretta prima, riesco a evitare questi pensieri da deficiente. Per voi gggente estroversa tutto questo è da immediata segnalazione alle autorità competenti, ma lasciatemi spiegare quello che ho capito in questi anni di esperienza.

1 - "MA NON FARE L'ESAGERATO!"
In 25 anni questa frase l'ho sentita mille volte per colpa vostra. Sì, per colpa vostra che non ce la fate, proprio non riuscite a capire come stiamo, semplicemente perché voi non siete mai stati così e non avete idea dei processi che la nostra psiche scemunita mette in atto. La mia famiglia ormai si è rassegnata e capisce, la mia migliore amica c'era già arrivata quando facevamo la seconda media e dicevo a lei di chiedere alla prof se potevamo andare alla toilette, il mio ragazzo l'ha capito nel momento in cui mi ha visto, ma per il resto è tutto un "ma non fare l'esagerata!", "che problemi ti da?" e amenità affini, perché - giustamente - per il resto del mondo non ci si dovrebbe vergognare a chiedere una busta in più al supermercato o dove diamine sia (perché dai, non lo trova mai nessuno!) il sale.

2 - "SEI UN'ASOCIALE!"
No, se non voglio venire alla mega festa tamarra yeah yeah è, oltre che per la musica discutibile, perché io mi imparanoio, perché non ballo perché mi imparanoio e poi mi ri-imparanoio perché non ballo perché mi imparanoio.  Vogliamo parlare anche del fatto che non riesco a parlare a gente che non conosco senza un'adeguata analisi delle persone che ho davanti? O è meglio sottolineare il fatto che alle feste con la musica altissima non riesco ad ascoltare nulla perché sento poco, autoescludendomi o facendo figure demmerda perché capisco coglioni per lampioni? Ecco, non ne vogliamo parlare.



3 - "PROGRAMMI TROPPO LE COSE"

E' vero, purtroppo. Questa è un'amara verità che però da sempre ai nervi, quindi evitate di rinfacciare ad un introverso che è troppo organizzato e programma tanto. Il mio ragazzo l'ha fatto quando ho organizzato per filo e per segno il nostro primo viaggio all'estero e io ovviamente non smetto di rinfacciarglielo da quasi 2 anni. Ve lo spiego: vogliamo sapere cosa accadrà, in linea generale, per essere pronti e non doverci vergognare, per motivi esistenti solo nella nostra testa, per qualcosa. Nel caso specifico del viaggio è un discorso che riguarda più il fattore "non dover comunicare più di quanto io sia pronta a fare con le persone". Per fortuna raramente i miei programmi vengono rispettati e riesco a godermi la vita un po' come le persone senza perenne ansia e paranoia. (Comunque i miei itinerari di viaggio rimangono i migliori dell'universo... Ecco, presto vi parlerò del viaggio recente a Dublino)

Scherzi e scemenze a parte, la vita di un introverso è un pochino più complicata di quelle dei comuni mortali, solo ed esclusivamente per colpa delle nostre teste che ci autoimpongono limiti stupidi, paranoie inutili e vocine che ci dicono continuamente che non siamo adeguati. Il tempo da soli, le passioni di tipo individuale e il silenzio sono solo alcuni degli esempi che mi vengono in mente per farvi capire che il vostro amico scemunito non ha qualcosa contro di voi, ma ha bisogno del suo spazietto. Spronatelo, fatelo crescere un pochino e rassicuratelo, perché è così che si conquista un introverso, facendogli capire che è più di quanto possa credere e dicendogli che è ok se stasera non vuole uscire di casa per sfondarsi di patatine rustiche e Netflix.


Rinnegare/Rinnegarsi


(via favim.com)

Quando ero ancora un'adolescente grassa ho passato buona parte della mia vita, specialmente al liceo, a rinnegare una parte di me stessa per piacere a qualcuno. Partiamo dal presupposto che ero una di quelle "strane" per un liceo di una città con una mentalità molto provinciale, quindi converse nere = satanista, magliette di gruppi musicali = cogliona, niente trucco e parrucco = cesso (beh, questo era vero), fissata con l'informatica = SEI UN MASKYO?!?1!, tanti libri = mega sfigata, musica rock/metal/indie = ODDIO MA CI SEI?!1!!. Avete capito, sì, insomma. Essendo una clone di Jabba, non curandomi molto del mio aspetto e avendo interessi normali, ma che per la fauna locale erano strani, ho attraversato una fase in cui ho pensato che facendo finta d'aver interessi uguali a quelli di alcuni ragazzi che mi piacevano o di gruppi di amici, avrei fatto di me una meno strana, una di quelle a cui ci si poteva avvicinare insomma. Ho cominciato a farmi piacere gruppi dei quali fregacazzi, ho cominciato a guardare film, telefilm e certi programmi per capire se potevo essere così. La cosa terribilmente spaventosa è che riuscivo a far finta di conoscere certe cose grazie ad uno dei miei talenti più sviluppati: la googlata strategica. Ebbene sì, nei primi anni 2000, quando voi vi facevate catfishare da questo o quello, io già scoprivo il magico mondo di Google per sembrare onniscente. Quante chat MSN piene di stronzate.
La gente ci credeva fermamente che mi piacessero quelle cose, perché dai "lei le conosce così bene", quindi strinsi qualche rapporto di pseudo - amicizia e cose così. Chiaramente ogni qual volta facevo uscire la Giorgia vera, quella che "forse Ligabue fa cagare, son meglio i Radiohead" prendeva randellate morali sui denti e presto chiudeva ogni rapporto. Finalmente quando stavo finendo il liceo è arrivata l'illuminazione: rinnegare i propri interessi è rinnegarsi. Sì, perché io aderisco alla scuola di pensiero che ognuno sia ciò che gli piace e non credo a teorie diverse, mi dispiace.
Probabilmente adesso vivo la fase più menefottista della mia intera esistenza e qualche giorno fa mi son chiesta come abbia fatto a smettere di rinnegarmi e accettarmi (quasi del tutto) scema come sono. Inizialmente ho imputato la cosa all'essermi data una sistemata, esteticamente parlando, e a quella maturità che sarà venuta fuori insieme ai denti del giudizio, cosa in parte vera, perché se non bestemmi per quelli (e per le coliche biliari) sei CERTAMENTE matura. Poi ho capito. I miei interessi sono diventati un po' un filtro con l'esterno, ogni qual volta mi rapportavo con qualcuno li mettevo al primo posto, come per dire "ehi bello, io sono i miei mille libri e telefilm, la mia fissazione con Federer, Harry Potter e i Radiohead, non devono piacerti, ma se mi vuoi conoscere, son così", che è un po' come farsi una carta d'identità emotiva, perché senza Federer che gioca il mondo è triste, senza i millanta insegnamenti di Harry Potter sarei una zoticona e perché senza i Radiohead chi mi avrebbe consolato quando ero sola come il neurone di Salvini? Di conseguenza l'illuminazione è che adesso ho accanto persone che accettano chi sono, le mie stranezze, i miei interessi, anche senza condividerli. Il fatto che poi io abbia contagiato la gente che amo con le cose che mi piacciono è un altro discorso e in alcuni casi chiamerei la cosa "accanimento terapeutico".

Incoraggiatemi.

Sad Drawings


Quello che sbaglio è cercare sempre qualcosa da dire, in relazione a un argomento specifico, che sia una serie tv, un libro, un cd o un film. Io sono più di questo e per molto tempo l'ho dimenticato. Ero arrivata a capire come fare, come gestire tutto quello che vorrei scrivere e poi, boh, nel cesso. Lo so che me lo riprometto spesso e non lo faccio MAI, ma ho voglia di scrivere, di raccontare nulla. La speranza è quella di riuscirci, senza cercare conferme, senza cancellare post perché c'è "troppo" di me. Chi se ne frega, l'ho sempre fatto. Incoraggiatemi, vi prego.

Aggiornamenti: ESISTO



Ogni tanto capitano quelle serate in cui il nulla sembra la soluzione più sensata, ma di colpo mi ricordo che ho un blog. Ok, non è vero, lo so, è che sono successe un milione di cose e non ho avuto la voglia di scriverle, soprattutto perché non capisco quale direzione abbia preso questo mio spazietto nel web. Per non deludere i fedelissimi lettori (ciao mamma!), credo che non darò mai una direzione precisa, perché il casino è sempre affascinante. Non posso essere una di quelle persone che scrive solo di biscotti e torte, io scrivo di quello che mi passa per la testa, sia un episodio di Homeland o di quanto amo Thom Yorke. 
In breve vi narro che cosa è capitato negli ultimi mesi: ho fatto esami, anzi, ho fatto l'esame più obeso di sempre (18 cfu) cioè diritto amministrativo, è stato un sollievo di quelli rari, come togliersi un neo gigante dal naso, ecco. Prima di fare esami (le priorità nella vita) sono andata a Milano per il concerto dei Florence + The Machine con la mia migliore amica. E' stata una delle cose più belle mai viste, Florence Welch è una divinità per me, quindi ero quasi sempre convinta che stessi sognando. La realtà è arrivata quando, il giorno dopo, per tornare in Terronia ho impiegato più di 12 ore di treno, di cui almeno tre passate seduta al McDonald's di Roma Termini, senza mai alzare il deretano dalla sedia. Viva la gioventù. 
Nei prossimi mesi sposterò la mia faccia 52'' anche in altri posti nel mondo, ma visto che ogni volta che parto succede un cataclisma e rischio il ricovero, non ne parlerò più fin quando non avrò distribuito i souvenir di rito. 
Non ho altri aggiornamenti rilevanti, se non il fatto che adesso seguo ANCHE Vikings e Billions (le serie tv non bastano mai) e che ho di nuovo la mia molto poco folta chioma rossiccia, thanks to amazing Hennè dell'Erbolario.
Spero di scrivere presto, perché ammorbare il prossimo è una missione e io la vorrei portare a termine egregiamente. 

L'importanza di essere inconcludente

Harry che mi consiglia di fare qualcosa
Come al solito volevo fare mille cose. Tra settembre e ottobre mi ero ripromessa di fare un miliardo di  cose, ma, ovviamente, mi sono ritrovata con mille pagine di studio arretrato, nessun post, nessuna nuova chiamata dal Guardian per diventare la loro stagista sottopagata che porta il caffè e lo rovescia addosso a gente importante e senza neanche un nuovo taglio di capelli, dopo l'assalto della forbice della mia parrucchiera che ha deciso che dietro devo portare i capelli tagliati asimmetrici. Quest'ultima non è una scelta stilistica ovviamente, è che ci vado da sempre, per comodità e pigrizia, quindi ora mi merito di andare in giro conciata così fin quando non ricresceranno per tagliarli, cosa che spero accada entro sabato, ma va beh. Scrivere mi piace tanto, specialmente su questo blog, perché fondamentalmente scrivo di tutto quello che mi accade attorno e mai di cosa provo, telefilm ea parte, ovvio. E' superficiale, lo so, ma a volte è meglio così. Torniamo a noi. Finalmente ho un computer che mi concede di scrivere senza bloccarsi continuamente, ciò perché il mio amorevole ragazzo mi ha installato Elementary OS (Linux salverà le chiappe al vostro pc vetusto, fidatevi) e quindi spero di non avere più scuse per non accenderlo mai, esclusi il lunedì e il mercoledì mattina (per The Walking Dead, Homeland e Sons of Anarchy, mica si scaricano da sole eh).
La mia filosofia vita in una gif, Ron TVB
Come di consueto siamo arrivati in quel periodo dell'anno in cui la gente ammorba il mondo con articoli/post/considerazioni in fila alle poste ecc sui bilanci annuali, classifiche di cui tutti fottesega, rimpianti, rimorsi e wishlist; dal canto mio non so se anche io mi unirò a questa schiera di sfracassaneuroni e ne farò qualcuno anche io, purtroppo per voi sono in vena. Sarà pur vero che ho scritto tanto di meno perché ho passato un anno davvero tanto felice, for the first time in 23 anni di esistenza, ma vi ho già dato troppa tregua, urge rimediare con un pippone sulla felicità insita nella follia o in quella che è vera solo se condivisa e intothewildeate del caso. Vi aggiornerò su come finalmente, dopo un parto di più di 17 mesi di mancanze di pecunia, suppliche a destra e a manca, sono riuscita a concludere la prenotazione di un volo sul sito della  Ryanair dopo millenni, di come sia nato l'amore tra me e The Big Bang Theory (sì, con 50 anni di ritardo), di quanto io frema per l'ultimo film de Lo Hobbit e di quanto sia difficile e palloso il diritto amministrativo (18 cfu di prolasso dei neuroni). Insomma, vi ho avvertito, sono viva e ho tantissima voglia di tornare a scrivere regolarmente. Temete nemici dell'erede (cioè no, a me fa schifo Serpeverde, io sono Grifondoro su Pottermore, mica sciocchezze)

Sister Wives: ovvero come un uomo ha quattro mogli sorelle

Sorridiamo sempre, ciao.
Sin da che ho memoria non sono mai stata capace di condividere con gli altri i miei giocattoli preferiti, son stata sempre affettuosamente gelosa delle mie amicizie e legalmente gelosa (no stalking, ecco) del mio ragazzo. Proprio per questa ragione, qualche settimana fa, dopo essermi svegliata dopo una notte di vida loca (avevo visto House of Cards fino alle 3), mi sono chiesta se quello che stavo vedendo su Real Time era frutto di un trip causato da sostanze psicotrope accidentalmente cadute sul mio plumcake o se era reale: una famiglia poligama di americani. Ho detto, no, dai, i poligami sono gli sceicchi con quaranta mogli in Qatar, perché dovrebbero esserci nello Utah? E' stato allora che ho scoperto che esistono veramente questi personaggi e che non appartengono a chissà quale tribù strana, ma ad un ramo fondamentalista della chiesa mormona. Mi sono documentata e ho scoperto che effettivamente è una minoranza praticamente sconosciuta, soprattutto perché le famiglie poligame non palesano il loro stile di vita per svariate ragioni, ma anche perché i mormoni non riconoscono questa chiesa particolare. Premessa: non sono una tipa particolarmente religiosa, credo che ci sia qualcosa di più grande di noi, ma se lo chiamate Dio, Abu-Nazir o Grande Demone Celeste, poco importa, in sostanza, questo post non è da un punto di vista "spirituale", chi sono io per giudicare la religione altrui? Quello che prenderò in esame, e che mi tormenta da settimane, è il come facciano queste quattro donne a condividere lo stesso uomo e sentirsi amorevolmente sorelle. 
Faccio una rapida sintesi per chi non dovesse guardare programmi trash al mattino durante la colazione:
Il programma in questione è "Io e le miei mogli", ovvero quello che in America è "Sister Wives", letteralmente "Mogli sorelle". Lui è Kody Brown, also known ad Quellocheselaspassacontutte. Ha quattro case, quattro mogli e la bellezza di 17 figli. Come sarà mai finito questo poraccio in queste condizioni? Bene, lui era mormone, dopo il college ha conosciuto Meri, quella che poi sarebbe diventata la sua prima moglie (l'unica con cui abbia un matrimonio legalmente riconosciuto, in quanto i successivi - essendo la poligamia non riconosciuta dalla legge americana - sono praticamente solo "spirituali"), ed ha capito che quello che voleva era aderire, come la famiglia di Meri, al ramo poligamo della sua chiesa. Nel corso degli anni ha sposato altre tre donne: Janelle, Christine e Robyn. Lui, grazie ad un non meglio identificato lavoro che non svolge mai, è riuscito a trasferire tutta la famiglia dallo Utah al Nevada, in quanto nella loro città d'origine era stata aperta un'inchiesta in seguito alla rivelazione della loro vita poligama in tv. Arrivati a Las Vegas hanno trovato irresistibile l'idea di fare gioielli immensamente pacchiani per tirar su i 17 pargoli. Già questo la dovrebbe dir tutta sul loro conto, ma andiamo avanti. Per quanto mostrino le telecamere, queste donne vivono in armonia tra loro, anche se ovviamente ci sono quelle che si odiano e quelle che si coalizzano. Girovagando in rete ho trovato la testimonianza della prima moglie che rivela che i loro rapporti, in realtà, si limitano a quelli di buon vicinato e cose così. Ora, direte voi, ma che te ne frega di sti cinque debosciati che rovinano le menti di una manciata di ragazzini? La cosa affascinante è che i genitori vivono tutto questo come la normalità, e guai a chiunque faccia notare che è una cosa difficile, strana e dolorosa da portare avanti. Siamo realisti: come reagireste se il vostro uomo, o la vostra donna, dormisse a turno da voi o dalle altre amanti che ha e ciclicamente sfornasse figli con una o con l'altra? Come reagireste a vederli amoreggiare insieme? La mia reazione sarebbe più o meno questa, ma ognuno ha i suoi limiti, magari sono strana io boh. La normalità è sopravvalutata, ma figlioli, la poligamia è la condivisione del legame più forte che c'è, ovvero quello che vi è tra due persone che decidono di amarsi; non è come condividere l'amore della mamma tra fratelli, questo è qualcosa di più, è lasciare che altri entrino nel rapporto più intimo che due esseri umani possano avere. Poi, queste donne si affannano alla ricerca di questo o di quello che possa piacere a sto bellimbusto con i capelli lunghi (ma levati che non sei Johnny Depp) e dimenticano totalmente quello che vogliono loro, logorate da scaramucce e gelosie tra "mogli sorelle". L'acme è stato raggiunto quando la quarta moglie, dopo 5 minuti dal parto (ovviamente interamente ripreso e mostrato nel programma), ha detto alla prima (che a quanto hanno fatto capire non può più avere figli) che lei sarebbe disponibile a essere la madre surrogato di un suo eventuale altro bambino, "Pensaci" le ha detto. Io così:
Grazie Kevin. Ora, pur sforzandomi di capire che è un legame certamente molto forte, altrimenti avrebbero mandato a cagare con sto tizio dopo tre minuti, io continuo a non capire perché - come dice la sigla - l'amore ve lo dovete moltiplicare in casa, con lo stesso uomo? Per cosa potete essere grate alla vostra fucking moglie sorella? Per aver allietato la notte a Kody? Perchè vi tiene i bambini mentre voi siete in palestra? Esistono le babysitter, giuro. Niente, per quanto mi sforzi, io questa storia qua non la digerirò mai, non solo perché sono tendenzialmente gelosa, ma perché che mio figlio chiami "mamma" altre tre donne e che mio marito chiami "amore" altre tre tizie, proprio no.

The stalk side of the Prugn

Nel post precedente vi avevo tediato con il racconto delle mie semi-vacanze, ma, come anticipato, il mio viaggio si è concluso con un incontro inaspettato. Ero sul treno del ritorno, ancora ferma a Termini, e di fronte a me si siede un ragazzo di nazionalità indefinita, carino, con due borse di cui una piccola con dentro solo un liquore. Ovviamente lo so perché era aperta e me ne sono accorta subito, non pensate male. Come d'abitudine (per le persone dementi e infantili, come me) comincio a dire cretinate, non sfottendolo, ma quasi, insieme alla mia fedele compagna di ipercritica, Giulia. Forte del fatto che il tipo avesse le cuffie e avendo la certezza che non fosse italiano mi sono letteralmente sbizzarrita, soprattutto dopo aver visto che leggeva "Padri e figli" di Turgenev nella versione originale. Non mi sembrava russo, però l'avevo già soprannominato "il russo". Lui, probabilmente, mi avrà rinominata "la cogliona", perché? Perché non è russo, perché vive in Italia da mesi, perché sono cretina. Il succo è che come un'undicenne ho fatto la cerebrolesa davanti ad un ragazzo che reputo figo e che poi ho scoperto essere anche interessante. Quando il viaggio stava per concludersi, non ricordo perché, ha cominciato a parlare con me e Giulia. Vi evito i miei monologhi interiori sul voler morire per via della figura demmerda, ma lui non sembrava turbato, forse perché fa il volontario e comprende i casi umani come me. Ha sganciato la sua storia come una bomba, così, in poco tempo. Ha parlato di Istanbul, dove è nato e cresciuto, di essersi trasferito in Italia in un paesino del Veneto dove dice di vivere meglio, che nella sua città natale c'era troppa gente e di come questo non gli piacesse, che scendeva agli inferi (= era in Terronia perché) e che lo aspettava un campo estivo di volontari e via così. Tutto ciò senza presentarci o nulla, abbiamo parlato perfino di quanti turisti (non) ci siano nella mia città. La sera, dopo essere scesa dal treno e averlo salutato, lasciandolo al suo destino aspettando uno sconosciuto che doveva recuperarlo in stazione, son tornata a casa e c'ho riflettuto su. MA CHE CAZZONA SEI GIORGIA? Ok, dopo questo ho pensato che avremmo potuto almeno presentarci, ma niente, il mio cervello connette solo davanti ad un barattolo di nutella, è conclamato. Il giorno dopo, complice la nullafacenza meritata di chi torna da un viaggio di otto ore in treno, mi sono chiusa nella mia camera e ho cominciato il processo di stalking. Il primo tentativo è stato con facebook: un buco nell'acqua, fb is the new anagrafe, quindi senza nome e cognome è molto difficile recuperare qualcuno, a meno che non si abbiano amici in comune, ma non era il mio caso. Ho cercato sul sito del campo estivo, ma l'ultimo aggiornamento risaliva al 2012, secondo buco nell'acqua. Ultimo tentativo: San Google. Inserendo tre parole a caso, il MIRACOLO. Trovato. Dal nome risalgo a tutti i suoi account sparsi per la rete, scopro che ascolta la stessa musica che ascolto io, che ha un blog (eh in turco), che ha account ovunque e che quindi ci possiamo amare per la vita perché l'ossessione per i social network ci accomuna. L'ho già detto che è un gran figo? Appurata la sua identità e tutti i cazzi suoi rimaneva l'interrogativo: lo aggiungo o no su faccialibro? Penserà che sono una maniaca? Emetterà un'ordinanza restrittiva che mi costringerà ad emigrare al Polo Sud a morire da sola? Ho passato una giornata a rifletterci, dopo, in seguito a un po' di pressing da parte di Giulia, lo aggiungo. Passa un giorno e ancora nulla. Passavano le ore e io già ero a richiedere il passaporto e a inventare scuse per l'abbandono della mia terra natia, ma, ad un certo punto, mentre pranzavo e rispondevo ad un messaggio su facebook, BOOM, notifica che mi annuncia la nostra amicizia facebookkiana. Vi lascio immaginare. 
Purtroppo attualmente si sta prodigando in un campo di volontari, senza internet e tecnologia perché il luogo è un po' inculato, quindi sto soffrendo e scrivendo possibili messaggi da inviargli non appena tornerà tra noi umani civilizzati. Ovviamente il tutto si concluderà con un bel sticazzi, sia perché io mi stancherò, sia perché sono una pappamolla, sia perché il destino mi fa scegliere sempre persone che stiano almeno a 454465432 km da me, ma dettagli. Se dovessero esserci risvolti degni di nota lo capirete, magari perché cancellerò questo post che potrebbe (giusto un po') compromettere il nostro amore, nel caso in cui lo scoprisse. AHAHAH SE, COME NO. Tutto ciò per dirvi che Stalking level: OVER 9000. Sono sempre più propensa a intraprendere la carriera dell'investigatrice privata, visto che ormai nessuno riesce a mantenere la propria identità privata al mio cospetto. Questa volta è proprio allucinante. Dal nulla so anche che cazzo ne pensa degli hipster, in turco, ma lo so. Direi a Ray Donovan di prendermi in considerazione come suo braccio destro. Ray, sai dove trovarmi.
Sì, sono cerebrolesa. 

A dire il vero io volevo solo stare bene

Chi coglie il riferimento del titolo diventerà mio migliore amico per i prossimi cinque secondi: fatto? Cinque intensi secondi di amicizia profonda, grazie. Ho superato un esame stamattina, uno di quelli che è chiaramente una prova di sopravvivenza, ma selezione naturale, stasera offri tu, yeah. Ok, basta divagare. Non partirò svilendomi al solito, perché io non sto tediando nessuno, se siete qui e leggete è per colpa vostra, io scrivo perché non ho soldi, tempo e fantasia per cercarmi un analista, leggermi è una  vostra libera e masochista scelta. Detto ciò, inizio il mio non-ragionamento. E' estate, il sudore gronda dalle fronti e le ascelle si commuovono sotto magliette imbarazzanti e top risicati, gli esami vanno scemando,  gli studenti scemunendo, le gelaterie sempre più affollate e come queste anche il mio cervello si diletta ad affollarsi di meditazioni più o meno cretine, dettate, essenzialmente, da temperature troppo alte per i comuni livelli di sopportazione. Qualche giorno fa, mentre leggevo Virginia Woolf, ho realizzato di essere libera. La libertà, in questo caso, non dovete intenderla come poter avere una stanza tutta per me (che comunque non ho), ma perchè sono finalmente priva da qualsiasi legame vagamente amoroso/sentimentale/interessamento/infatuazione. Finalmente. Non voglio fare l'esagerata, ma non accadeva da ANNI. Non pensate a sessioni di zoccoleggiamento intensivo e cose così, non sono assolutamente il tipo, più che altro immaginate una cretina che rimane 50 anni nella friendzone in silenzio, poi si stufa, cambia e piomba in un'altra friendzone, tutto qui, figuriamoci se rendiamo concrete le cose da 'ste parti, se, ciao. Per la prima volta dopo tanto tempo son riuscita a diventare indifferente, senza però iniziare subito un'altra cosa che avrebbe avuto la stessa fine. Non so se sia perché sono di punto in bianco diventata anaffettiva o se perché finalmente il mio cervello si sia voluto ribellare a questa cosa che, periodicamente, lo annientava come nemmeno Hiroshima e Nagasaki. Più semplicemente, forse, sono cresciuta e, nonostante non abbia mai avuto una vita sentimentale degna di questo nome, ho capito che correre dietro alle persone non mi piace, per niente. Ho provato, ho fatto minchiate, cose un po' stupide, cose che BOH e, talvolta, anche cose intelligenti, ma quando a uno non piaci l'unica cosa che puoi fare, diciamocelo senza remore, è andare in villeggiatura Affanculo, perché quelli che cambiano idea sono nei film, nei manicomi e nei sogni. Non pretendo di uscire domani e trovare davanti al portone una schiera di Immacolati pronti a servirmi e amarmi, ma nemmeno voglio essere il cane da riporto del folle di turno per cui mi perdo abitualmente. Della serie, se capiterà bene, ma io ho smesso di andare in cerca di qualcosa che, almeno per il momento, sembra non "servirmi". Non fraintendetemi, "servire" (che merda le virgolette, lo so) è un'esagerazione, è per dire che ora sto bene così, non sento la necessità di complicare la mia esistenza o quella altrui. Insomma, non credo ci sia niente di sbagliato, per come la penso io, esistono momenti in cui è meglio star soli, per me è giunto questo momento; sono cambiata tanto ultimamente, non conosco bene nemmeno me stessa, prima di iniziare qualcosa, qualunque cosa, devo rimettermi a posto, per stare bene e in pace con me stessa, prima che con gli altri. Probabilmente è da egoisti, asociali, schifosi esseri umani senza nemmeno l'anima, ma gira così e sarebbe innaturale fare diversamente. Ovviamente se siete Roger Federer, Thom Yorke o Alex Turner potete liberamente ignorare questo post e inviarmi un'email piena di amore.

La filosofia del menga di Abercrombie & Fitch

Tre cose hanno sconvolto la mia routine tra ieri e oggi: quella cagata di header che ho fatto (beccandomi, cercando immagini consone, un virus bestiale, per cui ho valutato la distruzione del mio pc), la nuova convivenza parigina tra Pete Doherty e Macaulay Culkin, e il "caso" Abercrombie & Fitch. Visto che, secondo le mie previsioni, quei due nello stesso appartamento a Parigi avranno vita breve, sarebbe il caso di concentrarmi su di loro, di dire quanto mi piacessero da vivi e quanto fossero cool before fosse cool, ma,  lo sapete, non faccio le cose per come andrebbero fatte, amo sbagliare, soprattutto quando lo faccio consapevolmente. Vorrei concentrarmi sulla bruttezza dell'header. No, scherzo, fottesega. L'argomento che è stato causa di svariati emboli rabbiosi nel mondo è proprio il pasticciaccio brutto di Abercrombie & Fitch. Non sapete di che cosa stia farneticando? Bene, vi spiego in sintesi: A&F, noto marchio americano di vestiario, ha deciso che i loro vestitini verranno prodotti solo fino alla taglia 6 (la 44 europea, per intenderci). Premetto: io trovo insulsi i vestiti prodotti da questa azienda, robe che io userei per tute in casa, cosa che non faccio però, prima di tutto perchè costano in modo spropositato rispetto a quel che sono e poi perchè non ho mai voluto comprare neanche un loro capo. Sarò scema io, ma entrare in un negozio solo perchè i commessi sono a petto nudo e son principalmente fighi, mi è sempre sembrato un po' deprimente. Non è femminismo dell'ultima ora, è che proprio NO, sarò strana (ma va?), ma, ripeto, mi sembra un po' un'offesa alla mia non-intelligenza. Non è per un inesistente senso di superiorità, se ci fossero Roger Federer o Thom Yorke da qualche parte sai come correrei a stalkerarli con la bava alle caviglie? E' proprio il concept dell'entrare per fare il pellegrinaggio a gnoccoland che mi snerva, poi boh. Avendo premesso ciò, ritorniamo al caso specifico: Mike Jeffries (l'imprenditore ana friendly) ha specificato che questa mossa furba (specialmente considerando che il suo è un marchio americano e che negli USA circa il 70% della popolazione ha una taglia superiore alla 48) non è stata fatta per discriminare nessuno, ma solo per una strategia/filosofia di marketing. In sostanza i vestiti A&F devono appartenere a quella fascia di persone che si possono definire "cool", tanto che Jeffries stesso ammette: "Se vendi merce per tutti non ti alienerai nessuno, ma allo stesso modo la tua linea di abbigliamento non catturerà veramente l'attenzione" e continua: "Ecco perché assumiamo persone di bell'aspetto nei nostri negozi. Perché le persone di bell'aspetto attraggono altre persone di bell'aspetto, e vogliamo commercializzare solo per loro. Noi non vendiamo ad altri."
Avendo in mente il compratore medio di questo marchio (cioè il fighetto adolescente) tutto torna: quale ragazzino non filiforme è definito "figo" dal resto della scuola? Le reginette della scuola sono per caso ragazze rotondette? Non mi pare. Quello che voglio far passare è che non giustifico nessun tipo di esagerazione, che uno sia troppo magro o troppo grasso non c'è mai nulla da giustificare, se mai, da curare. Quello che mi sconvolge in questa faccenda è che il signor Jeffries sfrutta, malamente, un potere immenso che ha: l'influenza sulla fascia giovanile. Niente più di una moda può plasmare i cervelli di quei parameci dei giovani liceali di oggi, sempre più attaccati al loro iphone e ai loro capi firmati (oh, almeno, qua è così, non tutti, ma gran parte di loro è così). Lui che fa? Decide che l'adolescenza non è già un casino, no, decide anche di mettere nero su bianco che lui fa solo vestiti per fighi e che quindi o impari a omologarti o finirai tutte le pause pranzo con la testa nel water, perchè non sei all'altezza. Lo so che potrebbe essere un modo per spronare i ragazzini obesi a mangiare 5 donuts invece di 10 (MA FIGURATE), o altri a capire che non è la firma che ti rende una persona che vale più di un brufolo, ma boh, siamo realisti, sto parlando di eccezioni. Alla fin fine non è il gesto che mi sconvolge, è più la filosofia (se così la possiamo chiamare) che ci sta dietro, il lasciar intendere che se non rispetti certi canoni allora non sei un tipo giusto, che sei brutto e ti puoi vestire con un'armatura in adamantio o fasciato di rotoloni Regina, tanto è uguale, cesso sei, cesso rimani. In un momento storico, economicamente disastroso, come il nostro, di certo non ci dispereremo per non poter comprare una maglietta con un marchio del chispios alla modica cifra di quattro reni, sette vergini, e otto scimmie ballerine, però viene da pensare, e vien da pensare anche che, probabilmente, qualcuno, questi vestiti li compra, ma tanto eh, e che la crisi A&F non la sentono mica, altrimenti sai il signor Jeffries come avrebbe ideato anche la taglia "Circonferenza = Equatore"? Ahhhh, ste filosofie del... cool.

L'apologia di una quasi-stronza

Juno. E' uno dei miei film preferiti, ricordo che nella settimana prima dei miei esami di stato avevo il dvd consumato, giusto perchè mi fisso nei momenti meno adatti. Salve, sono qui e non per parlare dei miei film preferiti. In realtà, inizialmente, avevo deciso semplicemente di scrivere, solo dopo tre ore di pagina bianca ho capito COSA dovevo scrivere. Complice il fatto d'aver rivisto Juno qualche sera fa, ho capito, finalmente, di non sapere chi sono. Attenzione: non sono in preda a crisi d'identità, so ancora il mio nome e cognome, purtroppo. La crisi è dovuta al fatto che, ultimente, sono diventata una stronza. A dire il vero non credo di esserlo completamente, cioè, a dire il vero, non so proprio cosa sono adesso. Non sono miss bignè alla panna 2013, non lo sono mai stata, tuttavia non sono mai stata nemmeno miss ace candeggina, sono sempre stata una persona trasparente, se non altro perchè ho sempre pensato di sapere come funzionasse quella massa, non tanto abnorme, che alberga nella mia scatola cranica. Il mio pseudo-cervello ha sempre risposto come volevo, si comportava sempre nel modo giusto, seguendo delle regole che mi ero auto-imposta: non si arriva tardi ad un appuntamento, si studia tot ore al giorno, ci si comporta in modo educato con le persone che - stranamente - mi considerano, e via dicendo. Avevo delle regole. Appunto, avevo. Da qualche mese a questa parte, proprio da quando ho deciso che le regole sono mainstream e che posso usare il blog e tutto quello che mi circonda acazzodicane, tutto è un po' andato a donnine, non nel senso che non ho più una vita, ma, semplicemente, non c'è più un ordine logico, per come lo intendevo, in quello che faccio. Sono diventata una ritardataria, non rispetto alcuni impegni, studio un po' quando mi pare e non riesco a programmare nulla. L'unica certezza che avevo è che distinguevo un comportamento giusto da un comportamento da stronza emerita. Bene, sta certezza si è fottuta e con essa anche il mio umore, soprattutto negli ultimi due mesi. In fondo al mio cuore so perchè, ma ho "spento" quell'interruttore, ho razionalizzato, ma certe cose non le mandi a quel paese con tranquillità nel giro di qualche settimana, almeno, non io, quella lenta, quella che nessuno aspetta, quella che si ritrova a chiudere la porta da sola, senza nessuno che l'aspetti. Lo riconosco anche io, aspettare una come me, che non ha niente di speciale, nè particolarmente bella o simpatica, intelligente o furba, una che "uncazzodiniente" è la definizione giusta, non è piacevole e nemmeno io lo farei. Sto affrontando un periodo della mia esistenza per cui legarmi a qualcosa di tangibile mi spaventa, per questo rimando tutto, ignoro quello che potenzialmente potrebbe farmi star bene, perchè quando ho intrecciato qualche filo di troppo con un destino che non era perfettamente confinante con il mio ho ricevuto un pugno in testa, figurato, ovviamente. Son stata male perchè non ero riuscita a prevedere quello che sarebbe potuto accadere, ancora una volta. Così, adesso, sono stronza. Stronza nella misura in cui potrei costruire qualcosa e faccio di tutto per non creare neanche le basi, per non vedere crollare di nuovo la mia casetta in Canadà. E' una cosa molto infantile, lo so. Tengo a distanza tutti, mi faccio odiare, sparisco e poi mi ritrovo comunque a odiare me stessa, perchè in condizione normali non lo farei. In condizioni normali metterei anche troppo di me in tutto quello che faccio, come, del resto, ho sempre fatto fino a poco tempo fa, però, facendo così, ho perso tanti pezzetti di quella prugna allegra e spensierata, e adesso, boh, ci penso anche troppo, e non rendo concreto nulla, perchè rendendo reale qualcosa potrei perderlo, e chi lo sa se riuscirei a superare di nuovo una situazione del genere? Praticamente, ho paura di esistere.

Ipercritica o normalità?

Febbraio: mese di esami, ma soprattutto di secondo semestre che inizia il pomeriggio del mio esame. Per i meno pratici: le lezioni son già riprese, e con ciò tutte le ostilità connesse. Ieri, per esempio, per procurarci un pranzo che non causasse dissenteria, con i miei amici, abbiamo letteralmente disceso e risalito una collina (aka montarozzo) per recarci nella mensa d'ingegneria che, rispetto alla nostra, è un paio di decenni avanti, che ne so, per esempio non ci si vomita ad entrare per via di puzze non meglio identificate. Tuttavia non era delle mie scenate (che hanno costretto uno dei suddetti amici a tirarmi su dalla mia condizione di minchiona che non riesce a salire una collinetta) che volevo parlarvi, ebbene sì, l'avete capito, voglio farmi bionda e cambiare il mio nome da Giorgia in Assunta. E' sempre stato il mio sogno. Ok, sto scherzando, lo specifico, non si sa mai ci sia qualche testina (aka testa di minchia) che ci crede e poi mi regala prodotti per la cura dei capelli biondi. Oggi, con la mia migliore amica (nota ai più come ragazzatangente), che è anche mia collega, abbiamo fatto delle considerazioni. Forse perchè le lezioni di Scienza delle finanze e diritto dell'UE compromettono i nostri neuroni, forse perchè siamo semplicemente due rari casi di Zia Assunta e Yetta, forse perchè alle 13 c'era tanto sole, abbiamo cominciato a parlare di quanto stronze possiamo diventare quando siamo insieme. Badate bene: nessuna delle due è Regina George, non intendo stronza a prescindere, intendo quel genere di stronzaggine anche detto ipercritica, però infarcita di tanta autocritica e soprattutto autoironia. Visto che mi spiego bene quanto mi spiego bene a spiegare la fisica quantistica in aramaico antico, forse, è il caso che io passi a un caso concreto. Mi sento molto Rita Dalla Chiesa a dire così, ma il caso di oggi è il seguente: nella nostra, non molto vasta, università c'è una coppia, prontamente rinominata da me e ragazzatangente come "coppia reale". La suddetta unione è caratterizzata da due elementi: Lei, la tipica antipatica, che si sente bellissima, la più intelligente, la più tutto lei, la più io son brava, la più non ti cago perchè la mia moquette è più importante di te; Lui, il tipico fantasma, non riesco nemmeno a dire che sia minchione poichè io mi ritengo tale, con la differenza che almeno faccio ridere. La sostanza è che da quando questi due elementi si sono decisi a essere una coppia camminano 3msc, e fin qui tutto è normale, cioè, nonostante la mia acidità da zitella forever, credo sia scontato che due innamorati siano tutti cicì cocò, probabilmente farei lo stesso avendo un fidanzato *grandi risate*. Il fattaccio è che questi due si credono l'unica coppietta nell'universo, lei, contaggiando lui, l'ha reso partecipe ad un'allucinazione di coppia per cui si sentono ammirati, guardati con timore e rispetto, e credo si aspettino di essere chiamati "Sua Altezza Reale", in poche parole: Jeoffrey Baratheon, in confronto, è una persona equilibrata. Il fatto che siano bassi e che questa sia un'infelice battuta facile e malata di depressione, è un altro discorso. Con la mia fedele compagna di ipercritica abbiamo cercato di rendere partecipi il resto del nostro gruppetto di questa visione stronza del mondo, ma niente. Reazioni quasi impercettibili. Noi due siamo sicuramente più predisposte a questo genere di commenti, ma in questo caso, giuro, è una situazione nota a tutti e soprattutto tanto ridicola. Non parlo con astio, cioè sti due son colleghi e fine, non ho motivo per rabbia/rancore, ma li conosco quel tanto che basta per dire STICAZZI. Secondo voi la gente che non critica mai nulla, che non prende una posizione, soprattutto quando risulterebbe facilmente impopolare, è demente o semplicemente è malata di finto buonismo? Come dicono gli Afterhours "criticare tutti per non criticar nessuno" non fa parte di me, ma almeno pensare anche solo una parola da spendere su una questione è, forse, chiedere troppo? Per come la vedo, è assurdo non avere un'opinione in merito a quello che mi succede sotto il naso, non dico di avere perle di saggezza  su ogni cosa (diciamo pure su NULLA), però se mi viene richiesto un parere riesco a esprimermi e dire la mia, anche se poi so che verrò sbranata dai lupi, e, garantisco, non ho mai opinioni per cui la gente poi si trova d'accordo. Ultimamente mi sembra di incontrare prevalentemente persone che non riescono a esporsi, che si adagiano su opinioni preconfezionate, che non si sbilanciano per non perdere i loro punti stima, bah. Ma come diamine si fa? Probabilmente io e Giulia risulteremo le tipiche pettegole, prossime a diventare così, ma vi giuro, oltre ad una vaga somiglianza con zia Assunta, non siamo così inacidite e stronze, cioè, io un po' sì.

Unfold

Ci sono riuscita. Sono sopravvisuta, di mezzo si son messi: compleanno, sessione invernale, Sanremo, scleri non meglio identificati e livelli di difese immunitarie davvero ridicoli. Nonostante tutto ciò sono qui, dopo una giornata passata sotto tre strati di dolcezza e di piumone, con episodi di telefilm in arretrato e la mia prima lode dai tempi delle elementari. Ovviamente non gasiamoci, credo sarà l'ultima volta nella storia della mia esistenza. Ho voluto scrivere tante volte, ma conoscendomi fare un post nel periodo degli esami significa perdere una giornata, sarò esagerata ma io son fatta, male, così. Parliamo di cose serie, del tedio, del peso e dell'ansia che la situazione che vivo mi causa. Tutte cose con sfaccettature positive, ma che in realtà sono lammmerda. Parliamo di cose serie, come se non mi riguardassero. Il mondo è quel grande agglomerato di personaggi in cui si presuppone che due s'incontrino, si piacciano e vivano tanto tempo insieme tanto da scemunire e decidere di creare qualcosa di loro. Questo accade alle persone normali, per questo non ne parleremo, cioè sul mio blog cose sensate, SCHERZIAMO? No. Vi parlerò del mondo vero, quello di noi minchioni senza palle, senza voce, senza materia grigia, le persone che si devono schiudere, i boccioli della demenza nel mondo, come li chiamo io: gli UNFOLD. Non cercate altrove una definizione, mi è venuta in mente stamattina mentre ascoltavo Lotus flower sul bus. Se dovessi proprio cercare di rendervi partecipi di questo ragionamento (non degno di tale nome) vi direi che siete unfold anche voi se siete persone tristemente timide, con scarso coraggio e troppi feelings inespressi (e senza nessuna prospettiva di dichiarazione, dichiarazione dei redditi esclusa) per una persona/due persone/tre persone/poi siete zoccole o puttanieri. L'esempio che vi sto per fare, forse, chiarirà un po' le frasi accatastate sopra e senza senso. Qualche tempo fa ho capito che boh, forse, ho incontrato qualcuno che non è un demente, maniaco, cerebroleso ecc ecc e per questo motivo ho fatto svariate cose da zerbino senza però concludere niente perchè:
a) Non lo cago mai
b) Se non lo cago, a meno che non sia veggente, dubito che sappia cosa mi frulli in capoccia, che già io ho difficoltà a capirlo (per la questione veggenza ringrazio mio fratelloHerpes che mi ha illuminato con questa consulenza)
c) Sono sicura che mi considera tipo così (friendzonata forevAH, 'nsomma), ma finchè non passerà ai punti a) e b) l'unica cosa certa sarà la morte 
d) E' una cosa BOH, cioè che non so se reputare talmente importante da sacrificare un'amicizia
e) Quindi NO, ciao, sticazzi e loro (chicca trash random)
Il mio punto di vista è discutibile, son la prima ad ammetterlo, ma è tutto frutto di esperienze pregresse, di sbilanciamento con altre persone, che hanno portato ad un allontanamento, da parte mia soprattutto. Non so perchè prima di saltare io scappo sempre, se ho paura dei sì o dei no, non arrivo mai a capirlo perchè a quel punto io sono già andata via, ho già mollato baracca e burattini per chiudermi nella solitudine, nel non rischiare più. Sono arrivata a pensare di trovarmi bene in questa dimensione fatta solo delle mie priorità, di protezione e atarassia, tutto ciò nonostante sappia benissimo che sia una cosa immensamente infantile. E' un circolo vizioso, ogni volta spunta fuori qualcosa di nuovo e riparte questo meccanismo perverso chiamato vita. La differenza, stavolta, è che non riesco a rintanarmi nel mio "safe place", cosa che non mi rasserena, anzi, mi terrorizza, è già capitata una volta e ogni tanto mi ritrovo ancora a leccarmi le ferite. Sono molto combattuta, oltre che scema. So che sto sbagliando tutto, lo so da mesi e mesi e mesi, ma proprio non voglio mandare all'aria qualcosa di così importante e perfetta già così come lo è adesso. Raramente riesco a creare qualcosa di buono, sento che questa volta tutto il buono che c'era l'ho tirato fuori, devo accontentarmi e passare il resto dell'inverno a stare al riparo.
Che tedio questa vita da minchiona senza palle.

Noi cerchiamo la bellezza ovunque

 I Marlene Kuntz, con la loro "Bellezza", mi hanno ispirata per questo titolo, il contenuto, ahimè, è sempre ai soliti livelli bassi che contraddistinguono i miei ragionamenti. Forse. Sono 22 anni (sì, li ho compiuti, non sono riuscita a tornare indietro nel tempo) che non capisco cosa intenda la gente per bellezza. No, non voglio fare retorica, dire che è bello ciò che piace, perchè non so se sia così, e perchè mi son resa conto di non avere uno standard, non ho dei parametri entro cui definire ciò che è esteticamente bello per me. Visto che dicono sia una donna, vorrei provare a fare una sorta di ragionamento in base ai tipi di uomini che mi piacciono. Partiamo dall'uomo della mia vita, quello che alberga lo sfondo del mio smartphone, la mia pagina di faccialibro, il mio ipotetico tatuaggio, e mille altre cose: Thom Yorke. Nonostante sia un genio della musica, sia un personaggio, abbia fansss anche in Burundi e in Molise (che non esiste), è ritenuto dai più BRUTTO. Ok, ha un occhio un po' pigro, fa espressioni strane, e ride con il verso di una balena, ma io lo amo, e non solo perchè è un fottuto genio, è che io lo trovo bellissimo, cose che se lui si palesasse davanti con un cartello con su scritto "Marry me now" (perchè parlare è mainstream) io gli salterei addosso, e getterei al vento le mie profonde e radicate convinzioni sull'inutilità del matrimonio. La fine della storia sarebbe una felice famigliola composta da me, Thom e tanti piccoli bimbi strabici. Altro gruppo altro discorso: Pete Doherty. Mi volete dire che in Fuck Forever, nonostante il suo essere palesemente strafatto, Pete non sia bellissimo? I suoi macrodifetti li vedo anche io, ma credo siano proprio quelli che me lo fanno piacere, il tutto anche se quando era nei The Libertines c'era uno comunemente considerato più bello, ovvero Carl Barat. Kasabian: Sergio Pizzorno fidanziamoci quando vuoi. E' barbuto, non è proprio il più bello del gruppo, ma io amo lui. Ok, è il caso di riportare la conversazione con me stessa (non sia mai a chiamarlo monologo, soliloquio o cose giuste, usiamo vocaboli a caso, è molto bello) sul pianeta terra. Tutti i ragazzi che mi son piaciuti ecc ecc li potete ritrovare quasi tutti sotto la voce "cesso" sul dizionario della lingua, scurrile, italiana. Ultimamente, cioè da mesi, mi son ripresa e, invece di guardare quelli che si puliscono con Wc Net, ho cambiato un po', e son salita di grado. Ovviamente non mi piacciono quaranta persone, ho ancora una dignità da qualche parte, ma solo uno, volevo precisarlo, così se mi leggete su twitter sapete che sono sempre allo stesso punto e che mi lamenterò forever della stessa cosa. Il ragionamento, senza nè capo nè coda, che vi ho propinato con questo fantastico mappazzone di cinquanta sfumature di righe, serve per esporre la teoria del "Cerchiamo la bellezza ovunque", che si rifà un po' alla canzone di Godano&friends, ma, che in realtà, credo, esprima solo una mia ricerca. Non mi accontento della bellezza universalmente riconosciuta, quella visibile anche all'occhio di vetro del Governatore di Woodbury, cerco qualcosa di bello anche dove, apparentemente, non c'è. Non so se sia perchè mi ritengo un aborto della natura umana, e, di conseguenza, mi trovo sempre a puntare in basso (ovviamente parlando dei canoni "standard" che il mondo ha), o se sia semplicemente che ho gusti demmerda, sinceramente non lo so, anche perchè io continuo ad essere convinta di avere solo gusti diversi, non pessimi. Questa convinzione è diventata così radicata in me che ho deciso che fottesega quel che dicono gli altri, io mi appassionerò per sempre ai (così li sto definendo su twitter) #relativamentefighi, gente bella (in base alle mie convinzioni) che però non viene riconosciuta come tale. Bene, come al solito non ci sono nessi logici, ragionamenti che meritino veramente questo nome, e, soprattutto, nessuno sentiva il bisogno di queste mie esternazioni, ma sono nel bel mezzo di una sessione d'esami, compatitemi e raccontatemi dei vostri #relativamentefighi.

Where did all the love go?

Proprio il giorno prima del mio 22° compleanno spunto fuori con un post liberamente ispirato ad una canzone dei Kasabian e con la foto della mia mano con un kiwi che, tagliato a metà, ricorda un po' un cuore, magari con prolasso della valvola mitrale. Praticamente è un post che mi rispecchia moltissimo. Perchè? Perchè non ha senso. In questi giorni non ho fatto altro che studiare, svegliarmi nel cuore della notte o molto presto per vedere Roger che gioca in Australia, finito Fringe, cominciato Homeland e altre piccole idiozie. Sono andata in montagna convinta di trovare la neve del Monte Bianco, invece abbiamo scalato una montagna per mendicare un po' di wannabe snow, io ho quasi vomitato per la strada piena di curve, ma nonostante tutto sono stata bene. Ho svuotato l'ipod, l'ho aggiornato, e mi son detta che avrei eliminato tutte le app, lasciato solo la musica, visto che ora ho un cellulare faigo che spacca i culi, invece ho solo perso tutta la musica e vissuto 5 giorni di agonia prima di avere la forza di fare una playlist confacente alle mie esigenze. Il fatto che io abbia infilato musica che odio perchè mi ricorda tutta la merda della mia grama esistenza, che a sua volta rivela il mio intrinseco masochismo e il fatto che io sia, perdutamente, idiota, è solo un mero dettaglio. Tutto questo per dire cosa? Che domani è un altro giorno, che domani è l'ennesima volta che penserò "chissà se cambierà qualcosa tra 365 giorni?", un altro domani, non diverso da ieri. Odio i compleanni, i miei. No, non è un complesso da ribelle cogliona, è che generalmente si accostano a catastrofi o, ancora meglio, passo la giornata a vomitare o con la febbre. Non so se sia colpa del mio cervello che ripercorre una particolare, e minchiona, via crucis della mia vita da compleannizzata, sta di fatto che questo spiega tante cose.
Faccio bilanci, cose ne sono cambiate, altre no, altre non voglio che cambino mai, di certo sono cresciuta, sono diventata più consapevole, e non solo della mia demenza o del mio problema con la punteggiatura. Certo, mia nonna chiama ancora mia sorella per sapere se ho un moroso, ho ancora dei parenti che mi chiamano "la comunista", sono ancora con più di metà degli esami da fare prima di poter anche solo sognare la laurea, ma sicuramente ho vissuto il 2012, i miei 21 anni, quasi, come volevo. Ho iniziato qualcosa di significativo, per me, un progetto privato, uno pseudo "365 project", una moleskine fucsia in cui ogni giorno raccolgo un pensiero. Oggi è stato Rimbaud, ieri riflessioni et minchiate, 365 momenti da intrappolare tra penna e carta. Non so se lo porterò a termine, è noto anche al Nyan Cat che non sono capace di portare le cose a termine, ma cercherò di impegnarmi, prendiamolo come un percorso terapeutico, che ne so, magari, l'anno prossimo, rileggendomi scoprirò anche io dove finisce tutto l'amore, l'odio, lo scazzo, la delusione, la felicità.
Where did all the love go?
I don’t know, I don’t know
I bet you can’t see it

Mangia, tassa, paga

Sono italiana. Sì, nonostante le mie sembianze da appartenente alla famiglia Robinson, come direbbe Depardieu: "tengo cuore italiano". Bene, è proprio questo mio cuore italiano (?) che l'altro giorno mi ha portato a farmi delle domande e pensare. Ultimamente, più per caso che per scelta, mi son trovata a vedere alcuni film, principalmente americani, che parlavano dell'Italia, o che comunque erano ambientati qui e, sottolineo, ai giorni nostri. Sono rimasta quasi nauseata, lammerda più totale, anche Woody Allen, che per me non ha mai sbagliato un film, ha partorito una delle più grandi cagate che l'uomo ricordi: To Rome with love. No, ma dico, l'avete visto? Woody, che minchia hai combinato? Andiamo avanti, altra regione ma altra cagata: Sotto il sole della Toscana. Stiamo scherzando, vero? Il fatto che ci sia Raoul Bova non può non far vedere l'immenso scempio che c'è dietro due occhioni azzurri, no, dai, smettiamola. E vogliamo continuare a farci male? Mangia, Prega, Ama. Julia, ti prego, vai a stare in silenzio in non mi ricordo che stato e smettila di limonare con il cucchiaino del gelato o con fette di margherita.
Sinceramente non so se il problema siano i registi che hanno idee malsane e sfruttano gli stessi quattro stereotipi, o se realmente in Italia, oltre a già tutti i problemi seri che ci sono, siamo così... naif. Non si puù negare che in alcune città un po' ci marcino su certi aspetti, Roma in primis, ma, essendoci stata di recente da turista, non mi sembra di aver colto tutte quelle cose che Allen ha voluto mettere in scena per dipingere un Italia che nemmeno nel primo dopo guerra. Complessivamente da questi film si evince che: in Italia ancora l'acqua calda corrente è una realtà per pochi,  si mangiano solo spaghetti o pizza, in strada (se sei una donna, anche di quelle con lo stesso fascino di un cesso intasato, come me) ci sono sempre provoloni che fischiano (richiamo delle pecore style) e disposti a farti la corte in modo esagerato, le donne si vestono così, siamo tutti pelosi come scimmie, cantiamo l'Opera in doccia ecc ecc. Noi italiani, con vicende a caso, ci attiriamo addosso le prese per il culo di mezzo mondo, e a questo punto credo che l'equivalente dei cinepanettoni negli USA siano i film dove ci son di mezzo Italia e italiani, però, per quanto per gli americani possa far ridere, l'Italia non è quella. Se proprio devono far film e metterci in mezzo perchè non lanciare un film verità? Una variante di "Mangia, prega,ama": Mangia, Tassa, Paga. Un film sulla nostra comica classe dirigente, così comica che ha lasciato noi poveri mangiatori di spaghetti in una situazione disastrosa, che mangia a spese nostre, più di quanto gli spetterebbe il più delle volte, e viene tassata una volta su mille. Il veleno mi esce perchè oltre alla situazione demmmerda dell'Italia, qua si aggiunge la situazione peggiore della mia città, che passerà alla storia per essere il primo capoluogo di provincia ad essere commisariata per contiguità con la mafia. Non bastava l'IMU, no, hanno alzato aliquote o quello che minchia sono, non bastava pagare acqua e spazzatura normalmente, no, per via del commissariamento gli importi verranno raddoppiati, tutto a dicembre. E quelli che hanno causato il commissariamento? Eh? Loro hanno mangiato e, grazie alle scorte "per l'inverno", continueranno a mangiare, magari in modo meno evidente. Sono stufa di vedere mio padre lavorare da secoli senza riuscire a utilizzare la tredicesima per cose che non siano tasse, e son stanca di vedere mia madre, insegnante precaria tra tre scuole ai poli opposti della città, uscire pazza per studiare per un concorso per posti in Culonia, il tutto senza concedersi mai uno sfizio. S-t-a-n-c-a. Lo so, è un post pieno di tedio e di pesantezza, ma a volte, ti rendi conto che a Natale sotto l'albero ci sarà solo un enorme STICAZZI, perchè i tuoi soldi servono per tappare qualche buco nei bilanci di chissà cosa per via di qualcuno che ha dovuto mangiare a sbafo prima e, beh, ti fa girare i coglioni. In definitiva, spero che i registi ameriGani la smettano di crederci una popolazione di dinosauri/trogloditi (quella è solo la classe dirigente), e che si riprendano, altrimenti auguri e tante esplorazioni rettali a suon di mandolino.
(Sì, il premio per Miss Finezza 2012 è già mio, lo sento)

La sindrome del regalo

Trai mali frivoli peggiori che ultimamente stanno turbando la mia precaria stabilità psichica ci sono piccole e innocenti confezioni, decorate con carte di dubbio gusto e fiocchi che Moira Orfei poi ricicla per fare sobri gioielli e acconciature: sì, parlo dei regali. Essendo una giovine donnina di 21 anni il materialismo è un po' insito in me, quindi, ovviamente, adoro ricevere regali, anche le cagate, non perchè voglia diventare la prossima protagonista di Sepolti in Casa, bensì perchè, nella mia visione distorta del mondo, un regalo non è un obbligo ma un pensiero, significa che son stata pensata, insomma, che sia un cavatappi a forma di giraffa o le Lelly Kelly che s'illuminano mentre cammino, io son sempre con il sorriso a 80 denti. Prendetela come una forma di demenza (alcuni potrebbero scambiarla con forme astruse di paresi facciale) o come superficialità, ma ora sapete che se sorrido perchè mi avete regalato un paio di calzini spaiati è perchè un motivo c'è, ma andiamo a noi. Io odio DOVER fare i regali, mi spiego meglio, io detesto dover fare i regali per un'occasione specifica. Compleanni, Natale, cresime, anniversari, battesimi, dichiarazioni d'ateismo, ritrovamento della fede e tutte quelle cose che ormai il genere umano ha deciso che debbano essere festeggiate. Non è un discorso economico, è che nel momento in cui mi trovo a fare un regalo per ste robe io mi blocco e ragiono in funzione dei "se" e dei "ma", insomma, la psicosi più assoluta. Io sono un'ottima pensatrice di regali, ma nei momenti sbagliati, o meglio, io amo fare i regali su ispirazione, quelli a colpo sicuro perchè hanno una motivazione e non sono per un evento prestabilito. Sì, ok, sono demente. Adesso che si avvicina il Natale questa terribile sindrome sta prendendo forma sempre più. Cosa regalerò per i pochi regali che ho deciso di fare? La gente mi sbraiterà in faccia lanciandomi simpatici regali di sopra? Ovviamente spero di no, anche perchè ho fatto una specie di wishlist, e vorrei ricevere qualcosa anche io prima di morire, anzi, se mi avete inclusa tra i vostri pensieri (ciao amiGi) potete spulciare qui idee che mi farebbero piacere, sempre che non abbiate idee più geniali da mettere in atto. Ecco, dopo aver fatto questa sorta di lista nozze per il matrimonio con me stessa, mi chiedevo... Sono l'unica afflitta da queste sindrome o possiamo farci su una Onlus tutti insieme? Anche voi avete spasmi incontrollati, tremori, lacrimazione, vomito, eruzioni cutanee e segni di demenza al solo sentire la frase "dobbiamo fare un regalo"? Let me know.
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Sposatevi con le Converse

Non so se per via della mia fissazione con i romanzi di Jane Austen, non so se perchè mi son sempre vista in un'ipotetica Lizzie Bennet dei poveri, ma la mia considerazione del matrimonio è sempre stata pari allo zero. I miei non sono separati, divorziati o robe simili, anzi, si amano molto e sono l'esempio vivente che l'amore esiste; in generale nella mia famiglia ci son tutte coppie apparentemente felici, e ogni qual volta esce fuori questo argomento e dico la mia, lagggente mi guarda così. Ultimamente l'argomento è diventato centrale nelle nostre riunioni familiari in quanto nel giro di una settimana dovrò presenziare a ben due matrimoni, passando così dal *hovistounsolomatrimonionellamiavitaforsedue* a *cazzoduematrimoniinsettegiorni*. Si parla di abito da sposa, di scarpe, di fiori, di capelli, di regali, di chiesa, di preti più o meno noiosi, di buffet e di piccoli umani. Ok, parlate, fate le vostre cose, spendete miliardi in cose inutili, che tra due anni rimpiangerete, ma ok, finchè lo fate con la vostra pecunia, ciao insomma, ecco. Il problema però è che pur ritenendo inutili certi rituali, inutile un pranzo o una cena da 3456678 portate e inutile vendere organi al mercato nero per un vestito bianco che userai solo una volta con annessi e connessi, io mi troverò (cioè, sticazzi, già mi trovo) nelle condizioni di dover adattarmi a tutto questo. Son già giorni che con madre a seguito sono alla ricerca di vestiti adatti a codeste occasioni e son giorni che valuto di farmi internare per non rischiare il tracollo psicologico: scene che nemmeno il bagaglino, ve lo giuro, commesse che venderebbero l'anima giurando che quel vestito color *cocco esploso su un'anguria scivolata tra le ciliegie* ti sta benissimo e che lo potrai sfruttare in tantissime occasioni, che ne so, magari alla festa per la caduta dell'ultimo dente del tuo trisavolo, madri che "ma dai Giorgia, queste sono basse, provale" e poi cadi da 12 centimetri in un negozio pieno di gente che sulle scarpe con i tacchi va a fare aerobica, un mondo infernale di esagerazioni e tanto disagio. Come già una volta avevo scritto, non sono un maschiaccio ma ho parvenze femminili e so regolarmi in base alle situazioni, ma questa volta non c'è niente che tenga, devo necessariamente vestirmi da figlia di Moira Orfei secondo i geni della moda di sto par de balle. Avevo visto un fantastico tubino super anonimo e delle ballerine MA NO, troppo semplice. Il tedio è arrivato ai massimi storici e la via di mezzo tra baldracca style e nonnina style sembra non essermi consentita, quindi o mi ricopro di pizzi e merletti o ci do dentro con pietre così luccicanti che sembra da Marte abbiano chiesto di me. Sono molto sfiduciata e dubito che per l'1 dicembre troverò qualcosa che non mi faccia sentire anche più cretina di quanto non sia già, mi ritroverò con il vestito che ucciderà la mia immagine più o meno seria (AHAH) a camminare come uno gnu, ne sono consapevole. Tutto questo è colpa delle spose che, masochiste, si tirano a lucido, soffrono su tacchi vertiginosi per ore e costringono le invitate a perdere la dignità in svariati modi, se le spose non alzassero tutto questo polverone su questo contratto d'ammmore ci si potrebbe sposare con le Converse e io parteciperei felicissima a pizzate nuziali in jeans e Dr Martens. Lo so, sono troppo choosy.

Teen Spirit

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Noi esseri umani siamo decisamente tanto patetici, ma proprio tantissimo. Lo so, esordisco sempre con considerazioni molto autobiografiche, sarà che rifletto molto sulla mia misera condizione di essere umano, sarà che l'altro giorno ho passato 75 terrificanti minuti guardando questo, ma la mia coscienza ha capito molte cose. Dopo l'ennesima guida l'altro giorno (per la cronaca: HO LA PATENTE, temete nemici dell'erede) mi son piazzata un po' sul divano e ho fatto un po' di zapping tra i canali di cinema di Sky e avendo già visto tutta la programmazione, mi son fermata sulla suddetta perla, l'ennesima commedia del menga su un'adolescente sfigata, emarginata, a cui piace il figo della scuola (puntualmente ritardato mentale o giocatore di qualcosaball o entrambe le cose), che è in lotta con la Barbie, e che vuole diventare reginetta della scuola. La tipa poi diventerà superficiale per 10 minuti, sarà eletta reginetta, si renderà conto che non ne vale la pena e inspiegabilmente dopo 5 minuti è a limonare o con un perfetto sconosciuto finto nerd e altamente figo o, a volte, con il suo migliore amico sfigato. Dicevo tra me e me: "ma questi son cretini, son cose che non esistono"... SBAGLIATO. Ok, qua in Terronia nelle scuole non ci sono queste perverse gerarchie, non ci sono neppure gli armadietti e la mensa (e tra un po' non ci son le scuole, ma tralasciamo) ma alcune cose le ritroviamo anche qui, e non parlo di reginette o di balli, ma della demenza che ci pervade per tutta la nostra permanenza al liceo. Premetto che io non ero né emarginata né tra le strafigone della scuola, diciamo che il mio motto era "fottesega del mondo", però, nonostante tutto, ero cretina come tutti gli altri. Non ero, e probabilmente non lo son mai stata per via del mio carattere, superficiale, attaccata alle ultime novità del mondo dei merdality e quelle cose, ma ero davvero davvero stupida. Nella mia carriera scolastica mi son comportata come queste cretine dei film che per un ragazzo, che il più delle volte era un decerebrato, faceva metri di corridoi della scuola, andava ad ascoltare gruppi cover discutibili, usava msn messenger come principale mezzo di comunicazione e tante cagate simili. Prenderò in esame due dei miei "crush" da adolescente: K. e V.
K era (cioè, è, visto che ancora è vivo) il tipico wannabe rocker che in realtà ascolta solo Sum41  e Blink182 e che come consigli musicali dice di cominciare a scoprire i Blink da questa, sì, insomma avete capito. Si presentava sempre con le vans, un etto di brufoli per ogni centimentro della sua faccia e non si faceva chiamare con il suo nome, giusto per farvi rendere conto per chi ho pianto e per chi ho sofferto tra i 14 e i 15 anni. Lammmerda. Prima di K però ero follemente rincoglionita per V, l'emblema della cafonaggine calabriforniese. Chiariamo, è un figo, lo è ancora oggi che non m'interessa più, però benedetto Zeus, quanto era stupido? Per almeno 3 anni della mia esistenza son stata dietro a questo personaggio che come punti fissi nella propria vita aveva il calcio, il calcio e LIGABUE, insomma, la morte. Anche per lui ho versato svariate lacrime di disperazione, forse più per il fatto che già non mi capacitavo del fatto che mi piacesse un elemento del genere. La collezione dei minchioni per cui avevo perso (ma poi prontamente recuperato) il neurone è ben popolata da idioti di questa portata, anzi, c'è pure di peggio, ma per non urtare la vostra sensibilità (e non ledere ulteriormente la mia precaria dignità) non mi dilungherò oltre, vi basti sapere che fino a 17 anni son stata così scema da disperarmi come una scema per esseri umani di questo calibro. Allo stato attuale, nonostante io sia ancora portatrice sana di demenza, sono entrata in una strana dimensione in cui qualunque essere umano di età liceale si disperi per uno pseudo-innamoramento è un coglione e non capisce nulla. Adesso tutti questi struggimenti mi sembrano allucinanti e non capisco neanche come io abbia perso la bussola per cose del genere. Ho fatto cagare a scuola in certi periodi, mi ritenevo quasi depressa, e mi uccidevo i timpani con musica di Avril Lavigne... Cioè, ci rendiamo conto? Non è che toccavo il fondo, io il fondo l'avevo creato. Al giorno d'oggi, non essendo diventata frigida o indifferente alle emozioni, vengo ancora colpita alla testa dalle infatuazioni, da "crush" un po' più maturi, ma la mia reazione è diversa. Sarà che son cresciuta, sarà che son cambiata, sarà che ho capito che la sofferenza non è non essere cagati quando si esce con il nuovo taglio di capelli da un calabriforniese cafone e cerebroleso di quelli che mi facevo piacere, ma oggi vivo serenamente il fatto di essere cagata solo da stalker o da persone che mi piacerebbero quasi quanto un tatuaggio di Gigi D'Alessio. Adesso non dico che rinnego tutto (si sa, I REGRET NOTHING) o che mi interesso solo a intellettuali, ma diciamo che scelgo con cura con chi perdere tempo e mi faccio molte meno paranoie, insomma, ho imparato a vivere dignitosamente. Sotto questo punto di vista eh, non ci gasiamo.

Progetti di una lumaca

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Probabilmente io prendo in parola Thom Yorke troppo fedelmente quando dice "Idiot, slown down" in The Tourist. Sono lenta. Sono lenta quando la mattina mi sveglio e rimango sul letto, seduta, a vegetare con l'ipod, sono lenta quando cammino per strada e per godermi la fine di una canzone faccio tardi ad un appuntamento, son lenta a capirmi, son lenta a sgomberare gli incroci, son lenta nello studio, sono lenta, penso troppo. Da che ho memoria (e quindi molto presto, perchè l'unica cosa buona della mia testaccia è proprio la memoria) so per certo che raramente, nonostante impegno e buona volontà, son stata rapida e sintetica in un qualsiasi mio progetto di questa mia grama esistenza. Sono giunta ad iscrivermi al 4° anno di giurisprummmerda (FOLLIA) e ancora ho la metà delle materie da sostenere entro due anni, cioè ciao, non ci riuscirò mai. Non sono una perfezionista, cioè mi piace vedere i miei sforzi ricompensati ma non do di matto se non ho un libretto che straborda 30, ecco. Non sono di quelle che studia tanto per fare un esame, purtroppo, non ci riesco, devo provare un minimo interesse in tutto quello che faccio, quindi lumacheggio. Lo so, è sbagliato, ma ho i miei ritmi (demmmerda, I know), anche per imparare a guidare ci sto mettendo del tempo, e anzi, ultimamente va meglio e anche il mio istruttore ha smesso di cazziarmi passando ai complimenti per l'impegno che visibilmente metto ogni mattina per non fare errori e non farmi prendere dal panico per ogni cosa che vedo (come ad esempio la signora che ieri camminava al centro della strada e che l'istruttore ha apostrofato come "animale da cortile"). No, non sono ritardata, è che penso che far le cose con calma, non sempre ma spesso, significhi farle meglio e lasciare meno che sia il caso a gestirle. I miei progetti sono in continua evoluzione e costruzione, soprattutto perchè sono tutti a lungo termine, è questo che mantiene vivo il mio entusiasmo in vita, sperare, pianificare, progettare. La lentezza, la calma, andarci piano hanno sempre condizionato la mia vita e in parte sono il motivo per cui sono quella che sono adesso, probabilmente è anche il motivo per cui sono una zitella semi-acida, il mio non volermi mai gettare a capofitto in una conoscenza, il mio volerci andar piano con le esternazioni, il mio essere lammmmerda, sì. Nonostante questa analisi io continuo a sostenere, cretinamente maybe, che il mio essere una lumaca, oltre che una prugna, sia un pregio, sì anche perchè questo mondo che ci ha mangiato il futuro va fin troppo veloce e non lascia spazio a quei pensieri che io perdo tempo a scrivere qui, o a mettere insieme mentre sono in stato vegetativo sul letto dopo la sveglia. Per adesso ho pochi progetti, sono tutti con scadenze più o meno imminenti e tutti mediamente importanti: venerdì ho l'esame di guida (accendete un cero, no, non per me, per i pedoni), a gennaio ho esami molto impegnativi, ho un buono per un concerto da usare e un viaggio ancora avvolto nel mistero, nel senso che boh, non so dove sarà, e nemmeno quando. E' tutto ciò che tiene insieme i pezzi, è questo che mi garantisce il mio essere in questo perenne stato di scrittrice di testi per comici dei bassi fondi, quello che mantiene vivo il mio entusiasmo per questa vita, apparentemente avida, che però mi riserva sorprese, con dei pro e con dei contro, ma che da la spinta per "sgusciare" avanti, anche ad una lumaca come me.
(Ma l'immagine con la lumaca sulle prugne non è la massima espressione della mia perversa genialità di googlatrice?)